Filippo Bacciu - Vescovo di Ozieri

 

Sacerdote di Cristo

II 20 luglio 1863, Filippo, sostenne, nell'Università di Sassari, l'esame di laurea in S. Teologia,  alla presenza di illustri professori, lustro e decoro dell' ateneo sassarese, dal quale con l'ostracismo bandito, lo stesso anno, alla regina delle scienze, ogni lustro scomparve e la sua luce si è ecclissata. L'esame durò a lungo. Fu un dibattito animato, una disputa calorosa, una discussione vivace. Le risposte e le prove si avvicendavano senza tregua, esaurienti, argute, nette. Il filo del ragionamento era diretto, acuto e penetrante come una lama. Venne promosso con pieni voti.

Qual tenero aquilotto che, dal suo nido romito, spicca ardentemente il volo sul vicino diruppe, fatto più animoso dai primi eventi, ardito dispiega le sue ali e sorpassando le nubi, guarda fisso il sole abbagliante, così il neo dottore, fin dai suoi anni primaverili, coi battiti delle sue ali d'aquila, volerà senza stancarsi mai. « Assumet pennas, ut aquila volabit, et non deficiet » : rivestito di penne, volerà come aquila e non verrà mai meno.

Un mese dopo 1' esame di laurea venne assunto al sacerdozio. Salì all'altare fra l'esultanza del popolo. La poesia festosa che la grande ricorrenza, ovunque, porta con sé, allietava le vecchie viuzze del paese insolitamente animate. Il nuovo unto del Signore, passava fra due fitte ali di popolo, salutato da una pioggia, di grano, portando sulle spalle il dolce giogo e tenendo strette sul petto le mani ancora fresche del sacro olio odoroso.

Appena ricevuto l'ordine sacerdotale ottenne subito la facoltà della predicazione, per la quale aveva attitudini veramente notevoli. La prima predica, ascoltata con religioso silenzio da un' immensa folla di fedeli, suscitò in tutti viva ammirazione, e tutti facevano i migliori pronostici.

L’amore di Dio che gli ardeva in cuore, lo portava a diffonderlo in quello degli altri, a farne partecipare tante povere anime clic vivevano nell'indigenza spirituale; poiché e chiaro che non si può conoscere Dio e amarlo davvero, senza sentire il bisogno di farlo conoscere e amare dagli altri.

Sapeva - conforme la dottrina dei santi Padri - che il convertire le anime era la cosa più grata a Dio e perciò vi si dedicò con entusiasmo e zelo. Il suo porgere era semplice, sobrio e posato scevro di parole fiorite, di peregrini pensieri, ma molto vivo ed efficace, che andava, diritto al cuore e scuoteva le anime.

Appariva sui pergami quale angelo mandato per convertire redimere e salvare, perciò in molte parrocchie della diocesi, ammirato dai fedeli per l'ardore della carità e l'efficacia della parola, informato dello spirito del Vangelo, sorgente di luce e d'amore, tornò due e più volte. Conosciuto si facevano pressioni per averlo di nuovo.

La figura graziata della sua persona, la compostezza, l'amabilità del tratto, l'umiltà, tutto l'insieme del portamento, riflettevano al di fuori, la meravigliosa armonia del suo animo. Convinceva dal pulpito e guidava dal confessionale: là seminava, qui mietteva.

Persone che videro passarsi sotto gli occhi gli avvenimenti, assicurano che riusciva a prostare la pervicacia anche dei più riottosi ed induriti. Come e quanto amasse i giovani, ciò che dicesse e facesse con loro e come ne venisse riamato, il lettore lo può facilmente intuire.

Nel 1865 ebbe modo di conoscerlo ed apprezzarlo Mons. Balma, allora Vescovo di Tolemaide, poi Arcivescovo di Cagliari, mandato ad Ozieri, dal Pontefice, Pio IX, per aderire alle istanze pervenutegli dal Vicario Capitolare della vedovata sede.

                                               
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