Le spiagge – risposta ad una lettera sgarbata

Una persona che considera l’Aga Khan tra gli “imprenditucoli da due soldi” e che ha “depredato Porto Cervo” non merita risposta. Che questa persona poi si dichiara di detestare la Costa Smeralda, avrà dei problemi che non sta a me a curare.

E sarà pure felice che la Costa stia morendo e quindi i mei argomenti potranno cadere su orecchie sorde, ma tuttavia cercherò di far capire che la Costa Smeralda è stata trainante dell’economia di tutta la Sardegna e se muore ne soffriranno economicamente tutti i Sardi.

A fine stagione si faranno i conti, ma già si prospetta il peggio come mai nella storia. Quasi tutte le case sono vuote in quanto i proprietari non vengono più, e una delle ragioni è perché manca l’attrazione principale, che è il mare e la spiaggia, non si trova più posto sulla sabbia. Che motivo c’è per venire in Sardegna?

I motivi della decadenza della Costa Smeralda sono molteplici, ma io per ora ne sto affrontando UNO di questi motivi, il superaffollamento delle spiagge, seppur discorso delicato, dobbiamo avere il coraggio di affrontarlo con obbiettività e pacatezza, senza scendere in futili e puerili accuse di razzismo, che non portano da nessuna parte.

Inoltretutto, sono problemi di tutta la Sardegna e le soluzioni, se le troviamo, dovrebbero avere applicazione in tutte le spiagge della Sardegna. Questo per conservarle da una eccessiva antropomorfizzazione, che porta alla loro distruzione e non permette il loro godimento appieno di chi le frequenta.

Le maggior parte delle spiagge della Sardegna sono piccole e sono pure poche, per via della costa generalmente rocciosa e a picco sul mare. Quindi quelle poche che abbiamo vanno regolamentate da una eccessiva presenza umana tutta assieme. Ci vuole per forza il numero chiuso, come intelligentemente c’è già in alcuni Comuni.

La mia proposta che ha fatto tanto scalpore, forse perché non mi ero espresso bene, è che bisogna dare la preferenza di accesso ai locali, cioè, ai Sardi in primo luogo, che è giusto, ai residenti, ai proprietari di case anche se non residenti, agli affittuari ed ai clienti degli alberghi e B&B ecc, di QUEL Comune dove è ubicata la spiaggia.

Tutto lì. Anche io non avrei nulla da obbiettare se presentandomi a Pittolungo, mi dicono che la spiaggia è piena, ma se si libera un posto, si darà la precedenza ad un residente del Comune di Olbia. Mi sembra più che giusto e non mi scandalizzo.

Quindi caro Alessandro, non capisco perché ti inalberi tanto, invece continuiamo il discorso e dammi le tue idee al riguardo, ma senza veemenza, per favore. Cerchiamo di essere costruttivi.

 

2 thoughts on “Le spiagge – risposta ad una lettera sgarbata

  1. Caro Lorenzo,

    in merito alle sue affermazioni pubblicate oggi sulla Nuova Sardegna, secondo le quali invita i cittadini dei comuni limitrofi a Porto Cervo a non servirsi delle spiagge della Costa Smeralda.
    Premetto che ho sempre detestato la Costa e tutto il suo corollario di mentecatti ma le sue affermazioni sono vergognose. Mi è dato sapere che lei è Australiano, pertanto è facile interpretare le sue fesserie come frutto della mentalità da società colonialista (settler colonialist) da cui lei proviene. Prima di esprimersi in questo modo lei dovrebbe rendersi conto che NEANCHE LEI è un cittadino indigeno dell’isola. Poco importa se vi lavora dagli anni 70 come sostiene. Lei è e resterà sempre un ospite. Questa mentalità da conquistador ha già prodotto disastri e Porto Cervo è il caso esemplare. Depredata da impreditorucoli da due soldi come lei.
    Alessandro

    • Caro Lorenzo,

      effettivamente i miei toni erano tutt’altro che pacati e sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla coerenza delle tue argomentazioni. Se con il mio livore ti ho offeso non era di certo per fare un attacco frontale alla tua persona, ma alla forma mentis che si cela dietro le tue affermazioni. Il tuo punto di vista è legittimo ma ciò non toglie che tradisca un vizio di fondo. L’idea che i Sardi, noi sardi, non possiamo essere mai padroni a casa nostra. Da qui il mio attacco agli imprenditori che sono venuti dopo l’Aga Kahn, di solito affamati di soldi facili e inutili che non hanno tenuto conto dell’equilibrio geo-antropologico del territorio. E hanno di fatto creato una sorta di lembo di terra che ha più l’aspetto di una colonia che di un qualcosa che ha continuità con la storia di quella terra. L’esempio più calzante è il complesso\villaggio di Costa Paradiso, che ha più l’aria di un insediamento in Cisgiordania che di un villaggio tradizionale.
      Per quanto riguarda la questione dell’economia, mi dispiace ma ti sbagli. Il tuo è un errore di valutazione piuttosto comune. La speculazione costiera è avvenuta sempre a svantaggio dell’economia locale, a cui toccano veramente spiccioli dell’indotto annuo del terziario dell’isola. Sono pronto a puntare il dito contro la scarsa attitudine alla competitività di noi sardi, senza alcun problema. E con la nostra lentezza nell’aggiornare un settore chiave con iniziative coraggiose e innovative. Il tutto nel rispetto delle regole, la prima delle quali è che ‘ognuno è padrone a casa sua’.

      Non cerco polemiche, mi voglio solo confrontare.

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