Le isole proibite della Costa Smeralda – Rivista Nautica gennaio 2014

Le isole della Costa Smeralda continuano a rimanere off-limits, totalmente proibite al diporto nautico; ufficialmente non è nemmeno concesso avvicinarsi con la barca e non parliamo di fermarsi per fare il bagno! La Guardia Costiera, la Capitaneria di Porto, nonché le Guardie Forestali (non si sa a quale titolo, dato che di foreste non ce ne sono! ) sono sempre in agguato a cacciare via – perfino con gli elicotteri e a multare i trasgressori, con grande sconcerto dei turisti. Quasi che ci fossero delle installazioni militari top-secret da nascondere!

Le isole Mortorio, Soffi, Li Nibani e Bisce – site a due, tre miglia di distanza, ma anche assai meno, davanti alla Costa Smeralda – fanno parte del Parco Nazionale di La Maddalena e, dalla sua fondazione, sono classificate “divieto totale”. Secondo indiscrezioni, non è tanto per la protezione della natura, quanto per motivi politici, che si è deciso di spostare tutti i divieti lontano da casa, cioè da La Maddalena alla Costa Smeralda, per poter soprattutto convincere i maddalenini ad accettare la creazione del Parco nel 1996, concedendo così loro mano libera localmente.

Questa discriminazione l’avevamo già segnalata su queste stesse pagine di Nautica nel 2002 e manifestata per iscritto a due Ministri dell’Ambiente, Matteoli e Clini senza mai, però, ricevere alcuna risposta. Avevamo anche creato una lobby di residenti locali per discutere con il Presidente del Parco, Bonanno, il quale l’anno scorso aveva confermato la sua disponibilità ad allentare le interdizioni. Finora però le promesse sono rimaste vane, senza risultato e i divieti continuano.

Facciamo presente che le isole del Parco di La Maddalena sono divise in due gruppi distinti, come evidenziato nella mappa fornita dal Parco: quelle che gravitano attorno al territorio Comunale di La Maddalena, dove ha sede il Parco, e quelle più lontane dal Parco, adiacenti la Costa Smeralda dei Comuni di Arzachena e di Olbia.

Considerato il particolare pregio delle isole principali dell’arcipelago, sarebbe stato più logico per esempio istituire i maggiori divieti prevalentemente nelle isole Budelli, Razzoli e Santa Maria, di cui la laguna sarebbe stata perfetta per il riprodursi della fauna ittica. Basterebbe interdire totalmente la pesca, non l’ancoraggio, come si fa nel Parco di Lavezzi (dove fra l’altro è gratuito!) che, proprio perché ben controllato, offre al nuotatore con la maschera la possibilità di godere dell’abbondanza di fauna marina, cosa che da noi ci sogniamo! C’è da osservare però che le nostre isole, vista l’estensione, sono molto più difficili da controllare da parte dei Rangers del Parco ed infatti niente impedisce ai pescatori subacquei di pescare non soltanto di notte ma anche di giorno. Difatti di pesce se ne vede proprio poco!!! Ci si chiede a volte per cosa si paga visto che inspiegabilmente, si incoraggia l’affollamento di questo delicato ecosistema!

Osservando la planimetria del Parco, con le zone in rosso di massima tutela, quasi tutte situate sul versante Costa Smeralda, si nota l’evidente discriminazione contro i comuni di Arzachena ed di Olbia, da cui risulta particolarmente danneggiata la Costa Smeralda, l’industria turistica per eccellenza, di rilevanza nazionale.

Nei succitati due Comuni ci sono diverse Marine tra le più prestigiose del Mediterraneo: Porto Cervo, Porto Rotondo, Portisco e Marina dell’Orso, in estate colmi degli yacht più belli del mondo, i quali, per dilettare i loro ospiti, devono spostarsi ogni giorno fino all’arcipelago di La Maddalena.

Sono 22 miglia da Porto Rotondo all’isola di Budelli: consideriamo lo yacht a motore medio di 20 metri di lunghezza, che consuma anche 400 litri l’ora di carburante, impiega un’ora per coprire quella distanza viaggiando a 22 nodi. Brucia quindi un totale di 800 litri ogni giorno per andare a fare il bagno a Budelli. E sono centinaia i bolidi che sono  obbligati a fare tante miglia, quando avrebbero la possibilità di frequentare il gruppo di isole di Mortorio lì di fronte a sole 3 miglia.

Ogni mattina quindi, la gran parte degli yacht e motoscafi si avvia ad alta velocità con i potentissimi motori a pieno regime, verso il gruppo delle distanti isole di Spargi, di Budelli, di Santa Maria o di La Maddalena, dove soltanto è consentito l’ancoraggio. Ne consegue  un enorme consumo di carburante ma soprattutto un enorme inquinamento marino, aereo ed acustico, tralasciando poi anche l’effetto di questo traffico sul mare, che appare agitato anche quando vi è calma piatta.

Liberalizzare le isole della Costa Smeralda al diporto e alla sosta sarebbe quindi adoperarsi per la conservazione della natura.

Sulla terraferma poi non va molto meglio: una buona parte degli yachts che è costretta, per poter fare il bagno localmente, a gettare l’ancora a ridosso delle vicine spiagge della Costa Smeralda – già superaffollate dal pubblico che vi arriva in auto – contribuisce ad intorbidare l’acqua delle rive, che quindi non è più limpida come una volta.

La situazione sottocosta è inoltre aggravata dalla presenza dei campi boe a Cala di Volpe e nel Golfo Pevero, riservati soltanto alle barche (navi?) superiori ai 30 metri di lunghezza. Quindi le barche “piccole”, fino ai 30 metri, non trovano spazio ne’ nei campi boe, ne’ fuori, visto il normale divieto vigente nella fascia dei 300 metri dalla battigia confinante con il campo boe. Qui sono attive altre guardie con lo scopo di cacciare via queste barche “piccole” che non sanno più bene dove andare, con conseguente di aumento dello scontento generale. Ma come sono maltrattati i diportisti in Costa Smeralda! Non c’è da meravigliarsi che fuggano via, di fronte a questo atteggiamento inutilmente vessatorio delle autorità. Probabilmente queste penseranno che, siccome il turismo va benissimo ed è in piena espansione, è necessario sfoltire un po’ di barche!

Eppure, pare che il Comando Generale del Corpo Capitanerie di Porto ad ogni inizio stagione estiva invii una circolare a tutti i comandi periferici, con la quale detta le linee guida circa i comportamenti da adottare nello svolgimento dei compiti istituzionali da parte del proprio personale. Si dice che impongono il massimo riguardo e rispetto verso i dipartisti, vietando atteggiamenti vessatori e provocatori. Raccomandazioni che qui sembrano spesso ignorate.

La discutibile gestione dei parchi boe in Costa Smeralda andrebbe rivista per una più equa e razionale utilizzazione delle risorse turistiche.

Tutti gli operatori turistici della zona sono giustamente preoccupati che questi divieti assoluti influiscano negativamente sull’economia locale, dirottando il ricco turismo nautico verso altri lidi. I grandi yacht non hanno difficoltà a viaggiare in lungo e in largo per il Mediterraneo, dove possono trovare altre situazioni altrettanto attraenti e dove i vincoli sono molto più ragionevoli. L’accertato calo di presenze nelle nostre Marine è un dato su cui riflettere seriamente.

Si ha l’impressione che, leggi e norme riguardo il diporto vengano concepite senza che sia chiesto il parere di gente locale esperta. Si consideri il limite dei 300 metri (forse calcolato per le lunghe spiagge dell’Adriatico), che può andare bene per i grandi yacht, ma non certo per le piccole imbarcazioni che non possono ancorare in acque profonde, specialmente quando soffia il maestrale. Queste potrebbero invece trovare riparo sottocosta, oppure a ridosso dei vicini isolotti se fossero accessibili!

Siamo ben consapevoli e convinti dell’importanza di preservare l’ambiente ed è proprio per questo che siamo in tanti a scegliere la Costa Smeralda per la vacanza, dove l’ambiente è maggiormente protetto. Riteniamo tuttavia che il godimento di alcune parti di queste “nostre” isole, Mortorio, Soffi, Nibani, Bisce ecc. possa essere comunque consentito. Le regole devono essere studiate con un po’ di buon senso, tenendo in considerazione la conformità della costa ed i siti in cui una barchetta ormeggiata in un’insenatura riparata e deserta non oltraggi né l’uomo né la natura.

Per concludere, le attrazioni della Costa Smeralda sono il  suo mare e le sue isole; se ne togliamo o se ne limitiamo fortemente l’utilizzo, la Costa Smeralda muore, e con lei una buona fetta del turismo nautico nazionale.

Lorenzo Camillo

One thought on “Le isole proibite della Costa Smeralda – Rivista Nautica gennaio 2014

  1. Caro Lettore,

    Come evidenziato in un nostro articolo dello scorso anno, la procedura di revisione del Regolamento del Parco dell’Arcipelago di La Maddalena è ferma, anzi su un binario morto. In realtà era stato elaborato un nuovo piano, frutto del lavoro di un gruppo di tecnici che si erano aggiudicati l’apposito bando di gara emanato dall’ente gestore. Al termine di un lavoro molto puntiglioso il loro responso accoglieva parte delle rivendicazioni promosse da oltre dieci anni da Nautica, che lei richiama nella sua lettera. In particolare, la revisione del regime di fruizione per gli isolotti di Mortorio, Li Nibani, Soffi e Bisce, tutti a oggi classificati come Zona MA (area di rilevante interesse naturalistico nella quale il rapporto tra uomo e ambiente è escluso), che sarebbe stati oggetto – nella nuova pianificazione – di una fruizione intelligente, differenziata e calibrata.

    Come lei ricorda, su questi lembi di terra oggi insiste il 100% dei divieti di avvicinamento e ancoraggio di tutto il perimetro protetto dal parco (a eccezione della Spiaggia Rosa). Il consiglio dell’Ente gestore, però, si affretta a bocciare il nuovo piano e lo fa talmente di corsa che dimentica persino di attendere che gli fosse consegnata una bozza definitiva, cassando, invece, una semplice versione preliminare. “Perché? Con quale intento? Perseguendo quali interessi?” ci chiedevamo un anno fa e ci domandiamo ancora. La vicenda rischiava di aprire strascichi giudiziari e comunque di bloccare tutto, poiché lo stesso presidente dell’ente gestore aveva a suo tempo dichiarato pubblicamente che “solo con l’adozione del famigerato piano si potranno introdurre forme più elastiche di fruizione dell’area marina e per l’adozione bisogna rispettare un iter legislativo purtroppo assai complesso che coinvolge la Comunità del Parco, La Regione Sardegna e il Ministero dell’Ambiente”. Ciò é esattamente il compito per cui il dott. Giuseppe Bonanno è stato pagato nei diversi anni che ha avuto a disposizione per portarlo a termine.

    E’ appena il caso di ricordare, infatti, che ricoperto l’incarico di commissario straordinario del Parco dal 15 dicembre 2006, nel 2007 è stato nominato presidente, rimanendo in carica fino al 15 luglio 2012 e poi riconfermato con decreto del Ministro dell’Ambiente il 22 ottobre dello scorso anno. Da fine aprile scorso è arrivato anche un nuovo direttore, Ciro Pignatelli. Ci saremmo aspettati, dunque, qualche novità per la stagione estiva 203 e, invece, niente. Quel che si dice un bel inizio.

    Su cosa ci aspetta per quella 2014, abbiamo interrogato direttamente l’ufficio stampa dell’ente gestore. Le domande erano chiare: Qual è l’evoluzione della situazione? C’è un confronto in atto (con gli estensori del piano)? C’è una vertenza giudiziaria in corso? E’ stato emesso un nuovo bando di gara? Con quali modalità e tempi sarà adottato un nuovo regolamento? Giudichi il lettore le risposte: “l’Ente Parco è rimasto senza organi di indirizzo politico (Presidenza) da luglio a ottobre 2012 e senza Consiglio direttivo da gennaio 2013 in poi. Ancora oggi non è stato nominato il nuovo Consiglio Direttivo, attualmente è, quindi, impossibilitato ad approvare documenti di stretta competenza dello stesso”. Poi contraddicendo se stesso l’Ente è tuttavia “impegnato in questo momento a redigere il documento e avviare le procedure partecipative di condivisione e discussione con tutti i soggetti coinvolti”.

    Come abbiamo segnalato nel numero del mese scorso con l’articolo sulla riserva delle Egadi, per fortuna non tutte le gestioni pubbliche sono così (ma, quelle che lo sono, devono essere mandate a casa). Per avere una risposta seria ci siamo rivolti al Coordinatore dello staff di tecnici che ha elaborato il piano di revisione, Giovanni Cafiero. “Dopo un primo stallo, abbiamo modificato una parte del nostro piano su richiesta dell’ente parco e riconsegnato il progetto finito a marzo 203. Il piano è pronto per fare il processo VAS – valutazione Ambientale Strategica”. Da allora il buio.

    Roberto Neglia
    Redazione rivista Nautica

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