Golf – per avere turismo tutto l’anno

Come Vi ricorderete, il mese di Febbraio di quest’anno è stato uno dei più freddi in Sardegna, con tanta neve ovunque. Mentre mi scusavo con un turista norvegese, per l’eccezionalità dell’evento, mi sentivo rispondere: “Ma per noi questa è estate!” ed ha pure fatto il bagno in mare! Questo ennesimo spunto mi convince più che mai che la Sardegna può effettivamente avere un turismo tutto l’anno. Spetta solo a noi scoprire come.

Ventidue anni fa ho visitato l’Algarve nel sud del Portogallo, dove ho constatato che piangevano miseria ed avevano appena due nuovi insediamenti turistici, ma con un paio di campi da golf. Ci sono ritornato quest’anno a Febbraio ed ho trovato gli alberghi pieni di
turisti, provenienti dai paesi nordici ed ora ci sono ben 24 campi da golf, e con altri in progettazione.

Loro sì che hanno scoperto la chiave del turismo invernale: il golf, che porta il turismo internazionale tutto l’anno, assieme ovviamente ad altri avvenimenti sportivi, come la vela, il tennis, l’equitazione, il tiro a segno e poi altre attrazioni ancora, come il casinò e le feste di carnevale in quel periodo. E’ da notare che il loro clima è molto simile a quello della Sardegna, ma non hanno il nostro splendido mare o la natura bella come quella sarda. Ma loro sono riusciti a trasformare la miseria in benessere per tutti, proprio grazie allo sport.

In Sardegna si organizzano diversi avvenimenti sportivi, anche di livello internazionale (come la gara di atletica leggera ad Alà dei Sardi), ma sono pubblicizzati solo negli ambienti sportivi, mentre meritano una maggiore divulgazione, come spettacolo turistico e fornire una motivazione in più per la gita turistica all’interno della
Sardegna. E poi non ci sono sufficienti campi da golf, solo due e mezzo in tutta l’isola.

Da tener presente che l’Algarve è una regione del Portogallo, molto più piccola della provincia di Sassari, ma con 24 campi da golf! La Costa del Sol in Spagna ne ha addirittura 57! Il golfista internazionale va a giocare dove ci sono tanti campi da golf, così da non annoiarsi girando sempre sul solito campo ed è anche invogliato ad
acquistare la casa lì, che gli serve anche per quando va in pensione. Infatti nell’Algarve c’è una schiera di stranieri residenti, con tanto di giornali locali in lingua straniera. Pensate invece che in tutta la Costa Smeralda, dopo 35 anni c’è solo una coppia in pensione!

Ora la Sardegna si trova ad un bivio e deve decidersi se puntare sul turismo, oppure sull’industria pesante, e sembra che il consenso generale stia propendendo per il turismo. Ma si deve anche decidere se si vuole optare per il turismo di massa, oppure per il turismo di qualità e qui la Sardegna sarebbe avvantaggiata, in quanto ha avuto un ottimo avviamento in quest’ultima direzione con la Costa Smeralda. L’esperienza comunque insegna, che le amministrazioni continentali di tutte le località turistiche di massa, desiderano
accedere anche al turismo di alto livello, in quanto più redditizio.

Qui in passato invece, le nostre amministrazioni pubbliche sembravano di voler addirittura far allontanare il turismo di qualità, con atteggiamenti scoraggianti verso l’imprenditore per eccellenza che era l’Aga Khan e con il persistere di sviluppi immobiliari turistici con caratteristiche molto lontane dalle impostazioni qualitative ed
estetiche da lui introdotte in Sardegna.

E’ cosa poco nota che l’Ufficio Urbanistico della Costa Smeralda riceve dieci e più delegazioni ogni anno proveniente da tutto il mondo per esaminare e copiare la formula vincente che è la Costa Smeralda. Per meglio capire la portata della cosa, merita
soffermarci sull’elenco di paesi che inviano delegazioni: Germania, Francia, Svizzera, Gran Bretagna, Spagna, Grecia, Stati Uniti d’America, Giappone, Turchia, Egitto, Australia, Russia, Oman, Tanzania, Filippine, India e Pakistan.

Il mio grande rammarico, è che molti degli amministratori dei Comuni costieri, non hanno imparato alcunché dall’esempio fornito dalla Costa Smeralda, con la sua programmazione urbanistica integrata, con il risultato che si vedono molti brutti interventi in giro per le coste della Sardegna.

Ora la legge regionale consente l’Accordo di Programma tra imprenditore, Comune e Regione, per insediamenti di importanza a livello Regionale. Trovo auspicabile che questa strada sia percorsa per la creazione di nuovi insediamenti turistici, garantendo lo studio
urbanistico di ampie aree costiere, piuttosto che il piccolo intervento “mordi e fuggi”, senza alcuna relazione con le zone circostanti e con insignificanti ricadute economiche.

Nell’Accordo di Programma le amministrazioni possono insistere sulla costruzione di campi da golf, impianti sportivi, piscine, centro congressi ecc. e regolamentare la qualità dell’intervento. Mi sembra però superfluo insistere che l’imprenditore “compri i pomodori di Pula” oppure lo si obbliga di “portare i suoi turisti alla Festa di Sant’Effisio”. La ricaduta economica per l’interno della Sardegna sarà
automatica, dovremo saper pubblicizzare al massimo i nostri prodotti, le bellezze delle nostre campagne ed il fascino della nostra storia e cultura. L’industria del turismo si sposa perfettamente con la produzione agricola, pastorale ed artigiana, fornendole consumatori per tutti i suoi prodotti.

Mi appello ai giornalisti, che non sempre sono stati benevoli con gli imprenditori turistici, per invitarli ad apprezzare l’importanza e l’utilità dell’industria turistica nel rispetto dell’ambiente, per il beneficio di tutta la Sardegna. Certo si devono avere le dovute garanzie sulla conservazione della natura, ma criminalizzare qualsiasi
intervento edilizio sulla costa è puramente demagogico e dannoso per la collettività, avendo questo fatto perdere almeno dieci anni di sviluppo economico alla Sardegna.

Dobbiamo recuperare il tempo perduto e sarà solo in presenza di un consenso generale che i nostri legislatori si sentiranno in dovere di approvare gli Accordi di Programma, che ci porteranno un turismo di qualità tutto l’anno ed un migliore e più prosperoso futuro a tutti.

Lorenzo Camillo
Pubblicato La Nuova Sardegna 6 Aprile 1996

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