Filippo Bacciu - Vescovo di Ozieri

  

I funerali

I funerali riuscirono imponentissimi. Oltre il Vescovo di Nuoro Mons. Luca Canepa che tenne il discorso funebre, vi presero parte anche gli Ecc.mi Vescovi Mons. Cleto Cassani, Amministratore Apostolico di Sassari, Ampurias e Tempio, Mons. Giovanni Battista Vinati, Vescovo di Boss, e Mons. Ernesto Piovella, Vescovo di Alghero ed Amministratore Apostolico dell’Archidiocesi di Oristano. La Messa fu celebrata, «praesente cadavere» da Monis. Cassani che dalla Santa Sede fu destinato a governare interinalmente la Diocesi da fresco vedovata del venerato Pastore.

Oltre le autorità civili e militari e il numeroso popolo che stipava le navate del tempio, parato a festa, era presente una larga rappresentanza di parroci della Diocesi. il capitolo, un numero straordinario di sacerdoti, le confraternite, gli istituti di beneficenza, il seminario, gli alunni delle scuole elementari e del ginnasio, le associazioni cattoliche maschili e femminili con le rispettive bandiere e stendardi, i signori del municipio, gli impiegati degli uffici civili ed un folto stuolo di amici e di ammiratori del defunto, insomma, come si deprende dalle note apposte al discorso funebre di Mons. Canepa. «una onda di popolo, per contenere la quale era troppo angusto il vano del tempio pure abbastanza capace.

Dal pulpito «prima di consegriare il corpo alla terra» Ecc. Mons. Luca Canepa, Vescovo di Nuoro, invitato dal Venerato Capitolo di Ozieri, pronunciò parole di compianto «davanti alla bara che racchiude le venerande spoglie di colui che mi fu compagno fedele nel portare la croce e amico sincero, e me ne diede sempre e da tempo ben rimoto le più indiscutibili prove ». Parlò straziato nel cuore per la perdita dell’amico caro, nel maestoso tempio che fu il campo glorioso delle sue fatiche, e dove da questa cattedra tante volte risuonò la sua voce, per predicare il Vangelo della pace». Raccomandò ai diocesani di guardare «con occhio sicuro, la tomba che si apre per raccogliere i mortali avanzi del vostro Pastore; e se il dolore spreme dal ciglio le lacrime, doveroso tributo della natura e dell’affetto, non si apparti dal cuore il dolce conforto che egli ormai ha conseguito il desiato riposo: requievit: e che risusciterà un di con Cristo in Dio; «resurget cum Christo in Deo». E «nel deporre sulla sua fresca tomba un modesto fiore, come suo confratello e come suo amico », terminava il suo discorso dicendo: « Dal Cielo egli continuerà a pregare per la sposa che Iddio gli aveva dato, per i figli che aveva avuto in custodia per governarli e condurli in salvamento. Nel suo eterno e pacifico riposo la sua occupazione prediletta e con-tinua sarà ormai, quella di ricordare la vedova sposa gli orfani figli, e di pregare per loro».

Terminata l’orazione funebre, furono date le cinque assoluzioni rituali al tumulo. La solenne e spettacolosa funzione che durò circa due ore ebbe termine dopo mezzogiorno.

La salma dopo il commovente, indimenticabile tributo d’affetto di Ozieri, venne trasportata a Buddusò, suo paese natale, per essere tumulata nel cimitero comunale.

A Pattada, prima che vi giungesse il feretro, uomini, donne, vecchi, giovani, popolani, servi, padroni, simile a uno sciame di api che volano all’alveare, si riversarono sulla strada desiderosi di vedere e versare lacrime di dolore sulle spoglie mortali dell’amato e venerato pastore.

A Buddusò, le estreme onoranze sono riuscite una sentita manifestazione di omaggio alla sua venerata memoria.

Quando il carro funebre apparve, rumoreggiando lugubre sul selciato, lo schianto fu incontenibile e un immenso lacerante singhiozzo accolse la salma del loro illustre compaesano che entrava, non più come una volta tra le grida osannanti di giubilo ma tra il cordoglio di un popolo lacrimante.

Il  Commendator Antonio Fumu Mossa, insigne benefattore, letterato e poeta, con parole alate pronunziò al cimitero, tra la commozione del folto pubblico, l’elogio funebre.

Dopo 37 anni, nel 1951, i resti mortali di Mons. Bacciu vennero traslati dal cimitero alla Chiesa parrocchiale di S.Anastasia.

Alla solenne cerimonia religiosa presero pane tutte le autorità cittadine, il clero curato con numerosi sacerdoti giunti fin dai più lontani centri della Diocesi; largamente rappresentata l’Azione Cattolica, le scolaresche al completo, numerosissimo il popolo, e tutte le società religiose.

L’elogio funebre fu un inno di gloria, uria ghirlanda di fiori freschi, olezzanti, colti da mano maestra e offerti a colui che fu amico, maestro e consigliere. Con effusione di cuore e con calore di linguaggio, tratteggiò la venerata figura dello scomparso rievocando l’opera svolta con tanto spirito di sacrificio, in un tempo assai difficile.

Terminato il rito religioso svoltosi con sfarzo liturgico, ali canto gregoriano della Schola Cantorum, la salma venne tumulata in un loculo, aperto nel muro di sinistra del presbitero della parrocchia, dominato dal mezzobusto in marmo scolpito dallo scultore Sartorio e da una epigrafe commemorativa che trasmetterà ai poteri la memoria del venerato pastore.

La memoria del giusto anziché perire col suono, maggior gloria acquista dopo la tomba..

La spoglia di Mons. Bacciu giace ora nel sepolcro ma il suo nome vive perennemente, alla memoria della prosperità.

Ad Ozieri vive nella sua cattedrale che abbellì, nel seminario che sorresse, e gli altari che consacrò.

Vive nella memoria e nel cuore delle infinite creature da me confortate, ricondotte dal pelago alla riva.

Vive nel pensiero e nell’opera dei diocesani i quali da lui traggono sprone a proseguire con ardore sempre più grande per la via faticosa da lui tracciata.

Vive nella memoria di tanti amici, oggi carichi di anni, dice ancora lo rimpiangono e lo ricordano con umili e fervose preghiere.

Il suo ricordo illuminerà con sprazzi di luce meridiana le menti di coloro che nel succedersi dei secoli si prostraranno ai piedi del monumento sobrio e intonato allo stile della chiesa, per recitare preghiere di suffragio.

All’educatore appassionato dei giovani, al suscitatore di energie buone, e di slanci generosi, al milite di Cristo difensore della pace, all’operaio evangelico, assiduo lavoratore della vigna del Signore, al pastore zelante del gregge raccolto nel suo ovile:

Requiem aternam,

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